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Obesità e fibrillazione atriale

Indubbiamente esiste un legame tra l’obesità e la fibrillazione atriale (FA), ma quest’ultima patologia può essere modificata dalla perdita di peso? E la perdita di peso in un obeso riduce il rischio di insorgenza della FA? Per rispondere a questi due quesiti sono stati realizzati due studi, uno su animali e uno su umani. In Australia sono stati esaminati 355 adulti sovrappeso o obesi affetti anche da FA (BMI ≥ 27 kg/m2), seguiti con un programma mirato a mantenere il peso corporeo in limiti normali. Dopo 4 anni 135 soggetti avevano perso ≥ 10% del loro peso corporeo (gruppo 1), 103 avevano perso tra il 3% e il 9% (gruppo 2) e 117 avevano perso meno del 3% (gruppo 3). La frequenza della FA e i suoi sintomi sono risultati diminuiti in modo significativamente maggiore nel gruppo 1 rispetto ai gruppi 2 e 3. Anche i periodi esenti da fibrillazione sono stati più lunghi e numerosi nel gruppo 1, indipendentemente dalla terapia cardiologica utilizzata (farmaci o ablazione). In tutti i tre gruppi si è constatato che la fluttuazione del peso corporeo si associa ad un rischio aritmico maggiore. In uno studio su animali, pecore obese presentavano un maggior volume atriale ed una maggiore pressione endoatriale, una maggiore eterogeneità nel voltaggio e nella conduzione atriale ed una più frequente fibrosi o infiltrazione grassa del tessuto atriale rispetto alle pecore magre. Tutte queste modificazioni funzionali e strutturali dell’atrio sono predisponenti all’aritmia.

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