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Morte cardiaca improvvisa

Si stima che in Italia vi sia un decesso per morte improvvisa ogni 9 minuti….evento quello della morte improvvisa tutt’altro che raro!!
Ancora vive nella nostra memoria le morti improvvise di giovani: decessi che smuovono e commuovono l’opinione pubblica come quello di Davide Astori capitano della Fiorentina , morto ala vigilia della partita con l’Udinese, il 4 marzo 2018; quello del ciclista Michael Goolaerts di 23 anni, morto durante la Paris-Roubaix sempre in questo anno. Ed era il 14 aprile 2012, quando, durante Pescara-Livorno, il giocatore amaranto Piermario Morosini morì sul campo in pochi istanti . Ultimo caso, anche se non di uno sportivo professionista, un bagnino morto a 32 anni giocando a calcetto con gli amici in provincia di Pisa.

La morte improvvisa di giovani uomini al di sotto dei 45 anni, colpisce circa 300 persone ogni anno in Italia: persone apparentemente sane, che svolgono attività fisica, anche professionistica. Le morti improvvise sono un fulmine a ciel sereno?

«Sì, quando la morte è la prima manifestazione clinica in assenza di ogni sintomo precedente; no, quando sintomi si sono già manifestati o una diagnosi di malattia clinica è già stata posta».



Quali patologie “genetiche” portano alla morte improvvisa giovanile?

«Sono due le patologie su base genetica che portano alla morte improvvisa giovanile cardiaca, entrambe con caratteristiche ereditarie: le malattie del muscolo (il cuore, ndr) , ovvero le cardiomiopatie (dilatative o ipertrofiche) e le canalopatie in cui il muscolo è sano ma ci sono alterazioni cellulari cardiache in assenza di difetti evidenti del miocardio, che generano aritmie letali come la fibrillazione ventricolare, come la sindrome di Brugada (sindrome che altera il ritmo cardiaco, provocando palpitazioni, sincope e, nei casi più gravi, arresto cardiaco, ndr). Ma, soprattutto, un ruolo che appare sempre più decisivo, è la storia familiare di morte improvvisa che dovrebbe allertare la persona, spingere i medici a fare controlli più approfonditi come una risonanza magnetica cardiaca o una caratterizzazione genetica».

Quali i sintomi premonitori? 



«Palpitazioni, sensazione di svenimento, sino alla sincope con perdita di coscienza. Sintomi che sono avvisaglie per un’autodiagnosi che spesso viene sottovalutata» .

Quali i soggetti più a rischio? 



«Le statistiche dicono che il 25% delle morti improvvise di giovani riguarda atleti su un’incidenza di 1 per 100.000 persone per ogni anno. Nessun allarmismo dunque e che non passi l’idea che l’attività fisica sia dannosa. Voglio sottolineare è che l’impatto sulla famiglia, sulla società della morte di questi giovani apparentemente sani, è fortissimo, specie quando manchi una spiegazione. È un giovane albero che muore nella foresta millenaria. Perché lui così giovane, perché proprio lui cade e non l’albero lì accanto che è secolare?» .

Come prevenire questo tipo di mortalità? 



«Ci vuole una forte e diffusa educazione del pubblico ai criteri di autodiagnosi. Le categorie più a rischio sono quelle che si espongono a sforzi fisici perché questi favoriscono le aritmie. Ci possono essere soggetti con malattia latente sino all’evento scatenante, lo sforzo, un episodio febbrile, un’ emozione violenta» .
Oltre all’autodiagnosi, il sistema socio-sanitario che cosa può fare?

«Ritorno sull’educazione. Educazione dei laici (non sanitari, ndr) al primo soccorso rianimatorio. E poi una rete capillare di defibrillatori semi automatici sul territorio. Oltre a elettrocardiogrammi per le categorie a rischio e approfondimenti sino alla risonanza magnetica cardiaca quando necessario».

Gli elettrocardiogrammi ormai si fanno sia per attività agonistiche che per la semplice attività in palestra. 

«Nella grande maggioranza dei casi per i certificati medici sportivi le procedure sono adeguate. Non facciamo allarmismi. Se la storia del soggetto lo richiede ci vorrebbe una caratterizzazione genetica o una risonanza magnetica cardiaca».

Le sostanze stupefacenti incidono sulle morti improvvise?

«La cocaina così come le metanfetamine hanno una prevalenza di danni cardiaci pari all’85% in soggetti asintomatici come dimostrato con il dottor Aquaro in uno studio su “Heart” (rivista internazionale di Cardiologia). Alcune morti giovanili sono da riferirsi a questo abuso. Ma non mi riferisco alle morti di atleti» .

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