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Patologia nodulare della ghiandola tiroide 


costituisce la più frequente patologia tiroidea e come tutte le malattie della Tiroide incide più frequentemente nella donna rispetto all'uomo colpendo circa il 6,4 % di quelle con età tra i 30 ed i 59 anni. In realtà probabilmente la sua incidenza è ancor più alta (nei riscontri autoptici si arriva quasi al 50% dei casi) ma non diagnosticata per assenza di sintomatologia. La sua prevalenza nella popolazione generale aumenta progressivamente con l'età e talvolta si accompagna ad un ingrandimento della ghiandola (gozzo). Il gozzo è un'ipertrofia spesso compensatoria della ghiandola tiroidea particolarmente frequente in zone a scarso contenuto iodico nella dieta. Si tratta di una neoformazione rotondeggiante, singola o multipla (gozzo multinodulare), solida o cista (talvolta mista) che può raggiungere dimensioni talvolta anche di qualche centimetro determinando disturbi da compressione sugli organi vicini. Il riscontro avviene palpatoriamente e/o visivamente (spesso durante un esame clinico) oppure nel corso di un'indagine ecografica mirata alla regione del collo. Molti piccoli noduli solitari sono spesso del tutto asintomatici e vengono diagnosticati occasionalmente; noduli di grandi dimensioni oltre ad essere ben visibili (spesso li vede per primo il paziente stesso) e creare anche un problema estetico, possono determinare disturbi da compressione sugli organi vicini come laringe e trachea (disfonia, dispnea) ed esofago (disfagia). La natura dei noduli tiroidei è nella gran parte dei casi benigna, particolarmente nella donna; solo il 5-6% ha un'origine tumorale (carcinoma papillare il più frequente). L'iter diagnostico ha lo scopo di distinguere la natura maligna da quella benigna del nodulo tiroideo, descriverne la sue dimensioni e la struttura, l'eventuale appartenenza ad un gozzo semplice o multinodulare, ad una tiroidite cronica o subacuta. Le indagini sono sia laboratoristiche che strumentali ed eventualmente anche citomorfologiche.


INDAGINI DI LABORATORIO 


• Valutazione della funzione tiroidea attraverso il dosaggio del TSH (un piccolo ormone ipofisario che controlla la Tiroide) e degli ormoni tiroidei (frazioni libere circolanti) FT3, FT4. Il riscontro di un aumento degli ormoni tiroidei (particolarmente dell'FT3) potrebbe deporre per un nodulo iperfunzionante (adenoma tossico) mentre valori bassi (FT4) con TSH aumentato sono più tipici ad esempio di una tiroidite cronica autoimmune con ipotiroidismo. In gravidanza la stimolazione da parte della gonadotropina corionica (HCG) sulla tiroide nelle prime settimane può determinare un fisiologico leggero abbassamento del TSH (down regulation) da non confondere con situazioni di ipertiroidismo. 

• Dosaggio della Calcitonina: utile identificare od escludere la presenza di un carcinoma midollare della Tiroide. 

• Dosaggio degli anticorpi antitireoglobulina (TgAb) e antitireoperossidasi (TPOAb): la loro identificazione e titolazione aiuta ad identificare un eventuale processo autoimmune cronico (Tiroidite di Hashimoto). 


INDAGINI STRUMENTALI 


• L'ecografia tiroidea 

• L'eco-color-Doppler 

• La TAC (Tomografia Assiale Computerizzata) e la RMN (Risonanza Magnetica Nucleare) 

• La Scintigrafia Tiroidea 

• L'agoaspirato costituisce una preziosissima indagine nella diagnosi differenziale tra noduli tiroidei benigni e maligni.

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