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Tonsillite da svuotare
Tonsille ne asportavano già in epoca romana, tanto che la più antica delle relazioni chirurgiche su questo intervento risale a 2000 anni fa e va attribuita a Celsius. A ricordare la circostanza è uno studio dedicato al confronto tra due differenti metodiche chirurgiche adottate per asportare le tonsille, confronto condotto ai fini di stabilire quale comporti il minor numero di emorragie tardive e il minor dolore per i pazienti nei giorni successivi all’intervento. Uno studio che trova giustificazione anche nel fatto che tutte le tecniche via via proposte nel tempo avrebbero dovuto risolvere proprio questi due inconvenienti. Infatti, se inizialmente, quindi anche ai tempi di Celsio, si procedeva usando una lama, successivamente si è passati all’uso dell’elettrobisturi bipolare o monopolare, al laser, allo scalpello a ultrasuoni e alla radiofrequenza.
Un confronto con l’elettrobisturi
Ultima
in
ordine di tempo è arrivata la tonsillectomia intracapsulare,
che è in
pratica un intervento in endoscopia, eseguito con un microstrumento
tubolare che provvede a tagliare e aspirare il tessuto;
l’intervento è
detto intracapsulare perché viene risparmiato il tessuto
esterno della
tonsilla (la capsula appunto) evitando di mettere allo scoperto i
muscoli della faringe. In pratica la tonsilla viene svuotata e non
asportata. I ricercatori, forti del fatto che nella struttura in cui
lavorano si impiegano tanto la tecnica intracapsulare quanto quella
tradizionale con elettrobisturi hanno valutato quanti casi di emorragia
ritardata e in quanti casi il paziente tornava nei giorni successivi al
pronto soccorso, lamentando dolore. In totale sono stati arruolati
più
di 2900 pazienti che necessitavano della tonsillectomia, con o senza
rimozione delle adenoidi, a causa di ipertrofia (con disturbi della
respirazione), infezioni ricorrenti oppure entrambe. Circa 1700
pazienti sono stati sottoposti all’intervento intracapsulare,
poco più
di 1200 a quello con elettrobisturi. Prima di illustrare i risultati
è
bene premettere che quando si parla di emorragia ritardata non si
intende a distanza di ore o giorni ma sempre nel corso
dell’intervento,
magari proprio quando il chirurgo crede di aver terminato. Le emorragie
immediate, cioè al momento dell’incisione, sono
ormai rare perché
usando l’elettrobisturi grazie al calore si ha
un’emostasi immediata.
...Vinto ai punti
Complessivamente, le emorragie intraoperatorie si sono registrate nell’1,1% dei casi trattati con l’intervento intracapsulare e nel 3,4% degli interventi tradizionali. Analogo vantaggio anche se si analizzarono solo le emorragie che hanno richiesto un ulteriore intervento del chirurgo: 0,5% nell’intracapsulare, 2,1% negli interventi tradizionali. Quanto agli accessi al pronto soccorso dovuti a dolore associato o meno a disidratazione (se fa male la gola è intuitivo che non si beve volentieri) questo è accaduto al 3% dei pazienti sottoposti all’intervento intracapsulare e al 5,4% degli altri. Poiché dal punto di vista dell’efficacia era già stato dimostrato che le due tecniche sono equivalenti, sembrerebbe che in effetti quella più recente offra qualche vantaggio