RomaMed
Servizi Medici
Parliamo di...
Pillola gialla o blu...
A
giudicare
dall’attenzione
della stampa statunitense,
al di là degli ipocolesterolemizzanti, e ben prima
degli antibiotici, il grande business sono i farmaci per le disfunzioni
erettili. Un mercato che vale
oggi 1,7 miliardi di euro. Un
segmento di mercato dominato in sostanza dai tre
inibitori della 5 fosfodiesterasi e, quindi da
Pfizer, Lilly e Bayer. Un mercato in cui non si risparmiano certo gli
investimenti pubblicitari, sempre negli Stati
Uniti, soprattutto quelli rivolti
direttamente al
consumatore. Tra l’altro
un consumatore sempre più giovane, a
giudicare da
spot e foto, e quindi con un messaggio
sottostante centrato più sull’ottimizzazione
delle prestazioni che sul trattamento
di un deficit grave.
Come
che sia, anche
questa riserva
dei tre colossi farmaceutici potrebbe essere violata a breve
da un trattamento più intelligente, come usa dire oggi. Si
tratta di una
terapia genica
di un tipo anche abbastanza
semplice, il trasferimento di DNA
nudo, resa praticabile anche
dalla
accessibilità del tessuto bersaglio, vale
a dire la
muscolatura
liscia dei corpi cavernosi. Più in dettaglio,
si tratta
di veicolare nei corpi cavernosi il gene hSlo che codifica per i canali
Maxipotassium.
L’espressione del recettore provoca
l’apertura
dei canali
del potassio
“e quando questo avviene, la
migrazione degli ioni potassio all’esterno della
membrana
cellulare del miocita, questa
si polarizza
e si ha il rilassamento
del muscolo”, quindi l’afflusso di sangue e
l’erezione, spiega
Arnold Melman, direttore del Dipartimento
di urologia dell’Albert Einstein
College of Medicine della Yeshiva University e fondatore
della Ion Channel
Innovations. Non sorprenderà nessuno
aggiungere che è alla Ion
Channel Innovations
che si deve la messa a punto
del ritrovato.
Non solo erezione...
Per ora
la ricerca ha raggiunto lo stadio della Fase I,cioè su
volontari sani, dimostrando alcuni vantaggi dell’approccio
genetico:
l’effetto è molto duraturo e la terapia
è sinergica con sildenafil e
sostanze analoghe. Inoltre si elimina l’effetto collaterale
più spesso
denunciato, cioè il priapismo. Tutto roseo? Restano due
aspetti
critici. Il primo è culturale: la terapia genica, a causa
della scarsa
affidabilità dei vettori virali, non gode di buona stampa, e
non sarà
facile far capire che questo tipo di trasferimento di DNA nudo
è
tutt’altra cosa, soprattutto perché le sequenze
introdotte non si
incorporano al DNA cellulare. L’altro, più
concreto, è la via di
somministrazione, che richiede un’iniezione nei corpi
cavernosi. Niente
di nuovo, è vero: era così anche con la
prostaglandina, ma certo una
manovra che può suscitare avversione in una parte dei
potenziali
utenti. D’altra parte, secondo Melman, l’ hMaxi-K,
come è stato
battezzato il gene trasferito, agisce egualmente bene sia nella
disfunzione erettile diabetica sia in quella dovuta
all’invecchiamento.
Inoltre, non si presta soltanto a questa applicazione, ma anche al
trattamento della cosiddetta vescica iperattiva, condizione che si basa
anch’essa su una condizione spastica della muscolatura liscia
interessata. Si apre così, secondo alcuni commentatori, un
altro
mercato miliardario, sì perché di miliardi si
parla, visto che lo
stesso rapporto della Spectral Intelligence prevede una crescita del
segmento a 5 miliardi di dollari entro un decennio, cioè un
volume
d’affari più che raddoppiato. Peraltro, Melman
prospetta, prima del
passaggio alla fase II della sperimentazione nella disfunzione
erettile, l’inizio dei trial di fase I per la vescica
iperattiva.
Insomma, prima il dovere poi il piacere: troppo gentile.